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Chiesa sconsacrata di S. Gregorio in via G. Mazzini centro storico, Urbino (PU) Italy, 2015-2016.

RESTAURO CONSERVATIVO

Il “gioiello di decorazione barocca”, così definita da Franco Mazzini nel libro “I mattoni e le pietre di Urbino”, è stato il frutto della volontà del cardinale Annibale Albani attorno al 1711, anno della sua nomina, ma oggi delle decorazioni rimane solo
 
la volta interna e le modanature sulla facciata esterna.

Risale invece al 1645 l’anno della fondazione della chiesa di S. Gregorio, ad opera dei coniugi Camillo Clarici e Lucia Pazzagli, che Franco Mazzini così la descrive:
“non più vasto di una comune stanza rettangolare, oggi in condizioni disastrose, era fino a qualche decennio fa un gioiello di decorazione barocca ( la fondazione è del 1645). Le pareti erano rivestite da un coretto ligneo di linea peraltro molto semplice, al di sopra del quale erano due grandi tele oblunghe(…) raffiguranti Fatti della Vita di san Gregorio: in una si vede il ritratto del donatore Annibale Albani, fatto cardinale nel 1711, che sembra una data piuttosto adatta ai dipinti, eseguiti, secondo il Dolci (1775) dal romano Agostino Masucci; ….l’Annunciazione (già ai lati dell’altare) e i Santi Pietro e Paolo (già ai lati dell’ingresso), anch’essi di primo settecento. …..la pala centinata di Girolamo Cialdieri, Madonna in gloria con i santi Gregorio e Antonio abate, già sull’altar maggiore…”.

Con decretato di vincolo in base all’art. 4 della legge 1089 del 1939 dal 15-2-1996, è divenuta emergenza architettonica e poco più tardi proprietà di Bardovagni Paolo che assieme alla coniuge Palma Valentina ne hanno impedito il degrado totale e molto probabilmente la scomparsa, restituendo così alla città di Urbino, attraverso l’attuazione del restauro architettonico, il monumento.

Il progetto di restauro valuta attentamente la valenza e le peculiarità storico artistiche e fonda la propria filosofia su un intervento di tipo “conservativo e filologico” che mantiene quindi le parti riconosciute di valore storico artistico e le recupera come nel caso ad esempio della cromia rosso Ercolano della facciata. Internamente si introducono elementi ex-novo con lo scopo di rendere funzionali gli spazi ai nuovi usi senza provocare impatto visivo sul bene storico artistico; questo modo di intervenire definisce anche lo stile architettonico dell’interno, senza perdere la lettura delle sedimentazioni delle componenti artistiche, anzi si definisce una valorizzazione reciproca.
Il progetto di restauro e la sua realizzazione, partono dal restauro architettonico non completato autorizzato nel 1994 e lo completa con criteri di valutazione e soluzioni progettuali indipendenti dal precedente.