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La luce nello spazio del Museo Pio Cristiano e Museo Gregoriano Profano, Musei Vaticani, Stato Città del Vaticano, 2013 - in corso.

I Musei Vaticani sono i primi musei della storia voluti dai papi per preservare opere artistiche e renderle visibili al pubblico. Il Cortile delle Statue, al quale il pubblico accedeva tramite la Scala a lumaca progettata dal Bramante, fu voluto da papa Giulio II nella Villa del Belvedere per conservare un gruppo di sculture antiche tra cui il Laocoonte e l’Apollo del Belvedere ancora oggi presenti.

Del gruppo edilizio di rilevanza monumentale originato dalla volontà di Giulio II su progetto di Donato Bramante, il “Museo Paolino” è l’ultimo edificio museo edificato in ordine di tempo.

Voluto da papa Paolo VI e realizzato su progetto dello studio Passarelli di Roma negli anni sessanta del XX sec., il Museo Paolino contiene il Museo Pio Cristiano e il Museo Gregoriano Profano, organizzati nello stesso spazio tridimensionale con i relativi spazi espositivi comunicanti visivamente fra loro.

I curatori e la direzione dei musei hanno voluto studiare gli aspetti museografici inerenti l’illuminazione con l’obbiettivo di una nuova valorizzazione dei reperti dell’antichità classica e di quelli del periodo paleocristiano.

Nella visione della nuova luce il progetto ha valorizzato il contenuto e non il contenitore, quindi il reperto e la   superficie a lui dedicata si illuminano mentre la superficie del percorso del visitatore, non illuminata, diventa il suo negativo; la presenza dell’edificio museo si attenua.

La “luce naturale”, in ingresso dalle ampie finestre sui lati sud e nord, viene controllata dalla “quinta tecnica” in modo da evitare fenomeni di disturbo sui reperti e nello spazio tridimensionale interno.

La “luce artificiale” diretta, generata da proiettori led inseriti nella quinta tecnica e nelle sospensioni museo, illumina i reperti valorizzandone le peculiarità attraverso i chiari e scuri generati dai loro rilievi, dai loro pieni e vuoti, dal loro materiale; l’ombra portata del reperto viene considerata, trattata e contestualizzata come ulteriore decorazione dell’insieme opera-museo.

Il progetto istituisce, rilevata la “polarità” di alcuni reperti definita dalla loro importanza e bellezza, la polarità della luce artificiale attraverso uno studio accurato che consideri l’intensità del flusso luminoso, la temperatura di colore il controllo e la cura degli effetti della luce sul reperto “polare”, cercando di interpretare al meglio la sua essenza e la relazione “opera, museo, fruitore”.

Il disegno della nuova luce è possibile grazie all’ausilio di due elementi progettati e disegnati su misura per i musei: la “quinta tecnica” e la “sospensione museo”.

La “quinta tecnica” è il risultato della volontà di realizzare un elemento architettonico dal disegno sobrio ed essenziale al fine di favorire l’integrazione ed il dialogo con l’emergenza architettonica esistente, per forza maggiore comunque “diverso” ma armonicamente inserito. Con funzione tecnica per l’emissione di luce artificiale e controllo di quella naturale, la quinta tecnica è stata ideata con materiali innovativi leggeri e resistenti. Inserite in corrispondenza delle finestre esistenti sulle pareti sud e nord, nell’insieme risultano rispettose dell’esistente e differiscono fra loro solo per lievi differenze compositive e metriche.

La “sospensione museo”, ispirata dall’uovo di struzzo sospeso alla conchiglia del dipinto la “Pala Montefeltro” di Piero della Francesca, è stata disegnata con il fine di avere un elemento elegante, leggero, poco impattante nei confronti dei reperti esposti, flessibile nella sua applicazione all’interno dei musei. Il suo colore è il bianco.